Fratelli

La fraternità è la provenienza da una stessa origine. È ciò che si ha in comune, indipendentemente dalla nostra volontà, che ci costituisce fratelli. Il nutrimento, l’attenzione, l’amore dei genitori, l’atmosfera che si respira in casa fin dalla nascita, questo ci fa fratelli. La fraternità è la presenza del padre e della madre nella nostra carne; presenza che, riconosciuta in un altro, stabilisce un legame di comunione indelebile.

Dimenticare la propria origine, ignorarla o rifiutarla, rompe la comunione, i legami che uniscono i fratelli e che sono la prima esperienza di socialità che si fa al mondo, quella che prepara ogni altra possibile comunione e comunità.

La fraternità è anche un riconoscimento. Non basta il fatto oggettivo di una provenienza comune a trasformare la fraternità in un’esperienza di comunione e gioia. Se non si riconosce la propria origine, difficilmente ci si riconoscerà come fratelli, e la comune appartenenza finisce per diventare amplificatrice di conflitti interiori, di frustrazioni non risolte, di gelosie e di invidie.

Riconoscere la propria origine è un processo di accettazione di se non sempre facile, soprattutto quando i padri e le madri umani sono limitati e mancanti.

Non dobbiamo però fare l’errore di Caino, il fratello che non accettò il dono della fraternità perché non seppe riconoscere la bellezza della differenza.
Quando, come Caino, si abbassa lo sguardo su ciò che non siamo e che non abbiamo, si rischia per finire risucchiati dalla brama di avere e di potere che rende ciechi e distrugge la fraternità.

Bisogna sollevare lo sguardo al cielo, così che, liberato dai gorghi interiori dell’egoismo, si apra alla fraternità con tutto e con tutti.

di Cristiano D’Angelo, originariamente pubblicato
sul Settimanale La Vita del 11/10/2020

Autore: Cristiano D'angelo

Cristiano D'angelo

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