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Scuola e contatti umani: un indissolubile connubio. Pensieri di una prossima Maturanda.

di I. G., studentessa liceale

Quest’anno ho la maturità. Dall’inizio dell’anno io e i miei compagni di classe abbiamo sentito dopo ogni spiegazione frasi come “questo vi serve per lo scritto finale” o “questo ve lo richiedo sicuramente all’esame”, abbiamo impostato schemi per ripassare, abbiamo, la maggior parte con una certa felicità, pensato “ecco, è l’ultima volta che…”. All’improvviso, un sabato sera mentre eravamo ad una festa di compleanno, abbiamo ricevuto la notizia che la nostra gita scolastica era stata annullata. Il 4 marzo poi, dopo un pomeriggio passato a studiare scienze per l’interrogazione del giorno dopo, abbiamo saputo che la scuola era stata chiusa. Nei giorni successivi tutti i professori si sono organizzati meglio che potevano per continuare a fare lezione, cercando di capire via via quali erano le istruzioni del governo, della regione e dell’istituto, fino a che a inizio Aprile la situazione si è stabilizzata. Dopo due mesi, mi sento di confermare che le lezioni online non sono assolutamente paragonabili alle lezioni di persona. Per quanto i professori si sforzino non è possibile avere lo stesso contatto umano, le spiegazioni sono meno efficaci, le interrogazioni diventano spiacevoli perché siamo costretti a guardare un punto fisso dello schermo, manca totalmente la vita di classe. Quanto alla maturità, hanno eliminato gli scritti, quindi ci aspetta solo un lungo orale, ancora non è chiaro come si svolgerà ma speriamo tutti in presenza.

In questi mesi abbiamo cercato di mantenere il contatto più possibile con gli amici, con frequenti videochiamate e anche lunghe telefonate per ripetere argomenti di studio. Sono risultati fondamentali i social network, che permettono paradossalmente in questa situazione di mantenere contatto con la realtà. Aprendo Instagram per esempio posso essere immediatamente informata su come le persone che conosco abbiano passato il pomeriggio (hanno cucinato? Hanno fatto ginnastica in casa? Sono usciti mezz’ora e hanno postato una loro foto con la mascherina e i guanti?), inoltre grazie a Skype, Teams e Meet sono possibili le videochiamate con molti utenti in contemporanea. Alcuni miei amici hanno compiuto gli anni in quarantena, abbiamo cercato di riparare alla impossibilità di fare la classica cena con video di auguri, fiori e la promessa di festeggiare come si deve quando sarà possibile. Queste soluzioni sono utili per vivere la quarantena ma sinceramente lasciano sempre un senso di tristezza.

La diffusione del coronavirus ci ha fatto perdere gli ultimi mesi di scuola della nostra vita, che sono ora rimpianti anche da chi dichiarava di non vedere l’ora il liceo finisse, inoltre ci troviamo in una grande incertezza riguardo al futuro. Non sappiamo come sarà possibile vivere l’estate, se si potrà andare in vacanza come al solito, non sappiamo neanche se potremo ritrovarci in gruppi di amici. Il Coronavirus poi ha fatto sì che venissero cancellate tutte le prove per entrare all’università, che in buona parte si dovevano svolgere proprio in questi mesi; adesso non è chiaro se verranno recuperate online, o in presenza a settembre. Sembra però certo che quando cominceranno le lezioni saranno almeno in parte online quindi anche l’approccio al nuovo mondo universitario risulterà inconsueto.

Fortunatamente nessuno dei miei familiari/amici ha contratto il Coronavirus, ma chiaramente la paura si diffonde anche nel momento in cui una persona conosciuta deve andare all’ospedale per un controllo, o per un’operazione non collegata al Covid-19. La sensazione prevalente in questi casi è di impotenza, non possiamo fare nulla di utile, non possiamo andare a trovare un amico (non è chiara la definizione di affetto stabile), possiamo solo fare ora brevi passeggiate mantenendo tutte le distanze del caso e sperare per il meglio.

Autore: Cristiano D'angelo

Cristiano D'angelo

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