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Incontrarsi al di là delle mascherine per un aiuto fatto di alimenti e di sorrisi

di Giuseppe Leone
responsabile dell’associazione “Effetà” e del Centro di Ascolto delle parrocchie di Poggio, Bonistallo e Carmignano, “Margherita Caiani”

“La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me. Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati e sorga anche per altri la stella della speranza? Allora avrò fatto il massimo anche per la mia salvezza personale……”
Con questo passo, tratto dalla lettera Enciclica di Benedetto XVI del 30 novembre 2007 sulla “Speranza cristiana”, iniziavo qualche anno fa una nota per il periodico delle nostre suore Minime sul Centro di Ascolto della Caritas; il Centro di ascolto nato nel febbraio 2007 proprio grazie ai locali messi a disposizione della Caritas, attraverso l’Associazione Effetà, dalle nostre care suore.
Si, la speranza cristiana, ancora più forte ed urgente in questo periodo di pandemia che tanto dolore e solitudine sta seminando nel mondo.
Le persone vengono al Centro per chiedere aiuto in maggior numero rispetto al recente passato perché vivono amplificata la loro già grave condizione socio-economica a causa del coronavirus.
Per questo motivo abbiamo continuato a tenere aperto il Centro adottando tutte le misure di protezione e di accesso dettate dalle Autorità e dal buon senso. Certo, il parlare attraverso la grata della finestra limitandosi a poche battute per ragioni di riservatezza e con la semplice consegna di generi alimentari, limita molto il senso di questi incontri, ma non li annulla! Rimane infatti un incontro fisico, seppure “nascosto” dalle mascherine, che, se da un lato proteggono da contagi, dall’altro creano una barriera prima a tutti noi sconosciuta.
Anche voi, che state leggendo queste poche righe, lo fate grazie alle attuali possibilità messe a disposizione dal mondo digitale, cosi come tante altre opportunità di incontro “digitale” che, provvidenzialmente, abbiamo oggi e ci permettono di rimanere collegati. Ma, nei limiti del possibile, è necessario mantenere un incontro semplice, ma vero, come quello della consegna di un pacco di alimenti.
Anni fa le persone che bussavano alla porta del nostro Centro erano in gran parte straniere, nate povere, “avvezze” alla povertà. Ma già da qualche anno non è più così, e lo sarà ancora di più nel prossimo periodo, e dobbiamo tenerci pronti ad affrontare il dramma di tanti nostri connazionali piombati nella povertà, unita ad un’accentuata solitudine e mancanza di affetti.
Dunque tanto più oggi nella comunità cristiana deve risuonare l’interrogativo sopra riportato “cosa posso fare perché altri vengano salvati e sorga anche per altri la stella della speranza?” e anche l’avvertimento che dobbiamo “solo” confidare nel Signore perché apra i nostri cuori all’altro e ci indichi la via della solidarietà e della compassione.
Il nostro caro Ugo, che molti di voi hanno conosciuto, faceva spesso riferimento alla croce, al braccio verticale proteso verso Dio ed a quello orizzontale proteso verso il mondo, quale segno concreto e guida per non fare mai nascere nel cristiano opposizione tra preghiera, liturgia e promozione umana.

Autore: Cristiano D'angelo

Cristiano D'angelo

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