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La Pasqua con gli occhi dei bambini

di Elisa M., 11 anni.

Questo periodo di emergenza io lo sto affrontando in serenità, anche se si deve stare a casa per via di questo VIRUS, anche non potendo vedere né nonni, né zii, né amici, non potendo andare a scuola o al parcogiochi, fare sport o andare in bicicletta in mezzo al parco, non potendo parlare, salutare, abbracciare e dare un bacino a chiunque io voglia. A tutti questi problemi io non do tanta importanza perché ho la fortuna di avere un giardino dove gioco con mia mamma e mia sorella, un boschetto dietro casa mia dove vado a fare con la mascherina piccole passeggiate insieme alla mia famiglia, un tablet per fare videochiamate ai miei familiari e ai miei amici, tanti giochi e libri per passare il tempo dopo aver fatto i compiti, una grande fantasia che mi permette di sperimentare idee davvero strane come la Barbicorno (mezza barbie e mezzo unicorno). Ci sono due cose che però mi rendono molto triste ovvero il fatto che non posso vedere le persone che di solito vedevo quasi ogni giorno e che non posso andare a scuola. Fortunatamente abbiamo a disposizione una piattaforma che ci permette di fare lezione da casa, ma, come ben si sa, non è bello come fare lezione in classe. Però devo ammettere che è proprio vero, come dice nella storia Ludovica, quando si è obbligati a stare a scuola, si vorrebbe stare a casa e, quando si è obbligati a stare a casa, si vorrebbe andare a scuola. Molte volte quando ascolto il telegiornale provo tanta rabbia perché ripetono sempre il “bollettino di guerra” dei morti da COVID, dei contagiati e provo tanta paura e dispiacere e mi innervosisco. In fondo al mio cuore ho paura che qualcuno dei miei familiari o conoscenti possa ammalarsi o possa essere contagiato da questo terribile mostro del 2020. Le mie giornate scorrono velocemente in una falsa tranquillità, ma sono contenta di avere la mia famiglia a casa e mia sorella sempre (anche troppo) accanto a me. In famiglia abbiamo scoperto un nuovo modo di stare insieme e abbiamo scoperto i valori che prima davamo per scontato. Ieri il nostro Giovedì Santo è stato un giovedì pieno di amore: il babbo appena tornato dal lavoro ha portato me e mia sorella a fare una corsa nel campo dietro casa. Al nostro rientro mentre ascoltavano la messa su Facebook, la mamma stirava, il babbo lavorava e noi dipingevamo il lavoretto delle uova sode per Pasqua, pregando e ascoltando la Santa Messa. Spero che presto si ritorni alla normalità e che questo virus venga sconfitto dai nostri supereroi che lavorano 24 ore su 24donando la loro vita per salvare il nostro popolo: i dottori!

Autore: Cristiano D'angelo

Cristiano D'angelo

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